La rivolta dei padroni

Non vediamo la ripresa, ha detto ieri il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. “Salvo miglioramenti avverrà verso la fine del 2013, ma per una vera ripresa faccio la firma per il 2015”. Non è la prima dichiarazione dai toni allarmistici che arriva da Viale dell’Astronomia. Eppure in Italia nessuno si è finora sognato di fare come in Francia, dove un gruppo di valorosi imprenditori si è autoconvocato in due giorni sul Web per protestare contro le nuove misure di austerity varate giovedì scorso dal governo di Parigi.
17 AGO 20
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Non vediamo la ripresa, ha detto ieri il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. “Salvo miglioramenti avverrà verso la fine del 2013, ma per una vera ripresa faccio la firma per il 2015”. Non è la prima dichiarazione dai toni allarmistici che arriva da Viale dell’Astronomia. Eppure in Italia nessuno si è finora sognato di fare come in Francia, dove un gruppo di valorosi imprenditori si è autoconvocato in due giorni sul Web per protestare contro le nuove misure di austerity varate giovedì scorso dal governo di Parigi. Si chiamano “Les Pigeons”, i piccioni, sono partiti lunedì e hanno già 20.000 partecipanti su Facebook e 5 mila seguaci su Twitter. Non sono fan di Beppe Grillo, anche se la maniera di organizzare la rivolta è la stessa e parte dal Web. Non sono nemmeno seguaci dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e del suo partito, l’Ump, come in molti accusano, né infiltrati da qualche forza politica. Anzi, tanti di loro sono ex elettori del presidente della Repubblica, François Hollande, che in campagna elettorale aveva promesso più crescita e non austerità. E che adesso ha deluso, parecchio. Tra loro ci sono tanti imprenditori innovativi. “Non abbiamo più argomenti per convincere le imprese a investire in Francia”, ha detto al Monde Louis Godron, presidente dell’associazione francese degli Investitori per la Crescita. “Molti fondatori di start-up si sentono espropriati o nazionalizzati dallo stato”, dice Jean-David Chamboredon, gestore del fondo di venture capital Isai, e uno degli organizzatori del movimento. “La Francia degli imprenditori, piccoli e grandi, vede il progetto di Finanziaria del governo come una dichiarazione di guerra”, aggiunge il banchiere d’affari Philippe Villin che prevede una “rivolta di dimensioni storiche”, una jacquerie borghese.
A far allarmare definitivamente gli imprenditori sono state le misure d’austerity varate la settimana scorsa da Parigi. In nome del pareggio di bilancio e dell’intoccabilità della spesa pubblica, si rischia di falcidiare in particolare i piccoli e medi imprenditori che sono l’anima dei “piccioni”, e che vedono le plusvalenze generate dalle loro aziende passare dalla tassazione del 19 per cento a quella-monstre del 40 per cento, a meno di non finire nella nuova aliquota dei “ricchi” (45 per cento), che porta il loro carico fiscale totale al 60 per cento. L’establishment intanto è già corso ai ripari, il Monde e i giornaloni li mettono un po’ alla berlina, parlando di “rivolta dei patron”; però intanto ci si è dati già appuntamento per il fine settimana a Parigi per una manifestazione. Da noi invece gli imprenditori, a parte qualche grido di dolore, faticano ancora a dare corpo (politico) a proposte sviluppiste. Le piazze, reali o telematiche che siano, restano per ora appannaggio del sindacato più barricadero. Peccato per noi tutti.